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martedì 31 agosto 2010

4 - I SUOI ANGELI "SORRISO" e "TENEREZZA" - LA GIOIA

Il linguaggio di Nuccia era intriso di fede vissuta e di Parola di Dio ruminata nel silenzio del suo cuore innamorato. Questo linguaggio si colorava di una freschezza inaudita, quando parlava degli angeli, che chiamava per nome. Il suo angelo custode l’aveva chiamato 'Sorriso'. “Gli voglio molto bene, rivela nel messaggio di Pasqua 1996, perché Lui mi invita ad essere sempre gioiosa e a sorridere a tutti, anche nella sofferenza più grande… Questa sera vi voglio fare un dono: voglio mandare a tutti voi il mio angioletto, ha già le ali spiegate; sta volando… aprite le porte dei vostri cuori… non lo lasciate fuori, perché fa freddo. Ve lo mando per portarvi il mio sorriso e la mia gioia”!


“Molti sono coloro che mi telefonano e mi scrivono: la famiglia aumenta ogni giorno di più. Allora ho pensato di chiedere al Buon Gesù, che è tanto generoso, -Lui lo sa che io lo amo alla follia-, un altro angioletto, poiché Sorriso non ce la faceva più. L’ho chiamato Tenerezza, e questa sera lo mando a tutti voi, miei cari, per portarvi la mia carezza e infondere nei vostri cuori tanta tenerezza per Gesù e Maria”. (Dal messaggio di Pentecoste 1996 a Radio Maria)

A una mamma disperata Nuccia rivolge questo incoraggiamento: “Lina, sorella carissima, non abbatterti, non avere paura, guarda in alto! Gesù dice: Non avere paura del buio della notte, Io sono la tua forza. Lui sarà la tua forza, tu fai parte del suo gregge. In questo momento sei il suo agnellino smarrito, ma Lui ti ha trovata… Coraggio, Lina, coraggio! Apri la porta del tuo cuore. Io ti mando i miei due angioletti. Si chiamano Sorriso e Tenerezza”.

......Nuccia parla ai giovani della purezza e poi invita a pregare gli angioletti....

Rivolgendosi ai fratelli ristretti in carcere con immensa tenerezza dice: “Miei cari, voglio abbracciarvi tutti e portarvi nel cuore di Gesù e Maria. Desidero inviarvi per mezzo dei miei angeli custodi una tenera carezza e un sorriso, e invocare lo Spirito Santo, affinché scenda su tutti voi, per allontanare le tenebre, le ombre e farvi brillare la sua luce splendente, per illuminarvi e inondare i vostri cuori d’amore e di pace”.

Il sorriso e la tenerezza che Nuccia inviava per mezzo dei suoi angeli custodi era il riflesso del sorriso e della tenerezza di Dio. E a questo sorriso e tenerezza Nuccia si riferisce nel messaggio ai giovani di Sassari: “La presenza di Dio in voi sarà un piacere immenso: tutte le gioie della terra valgono niente, di fronte a un suo sorriso, ad un suo abbraccio. C’è una gioia senza fine alla sua presenza: fate esperienza di Lui. Una volta che si conosce il Signore, non si potrà fare a meno di Lui”.

Il sorriso di Dio è totalmente diverso dal sorriso del mondo. Questo è legato al benessere, ai piaceri e alla soddisfazione dei bisogni. Il sorriso di Dio, invece, lo ha portato Gesù che ha dissipato le tenebre del peccato. In un suo diario prima del 1980 Nuccia fa un atto di umiltà e riconosce quanto è importante vivere costantemente col sorriso di Dio.

Parafrasando il celebre scritto di Padre Faber sul ‘Sorriso’, confessa: “Gesù porta la luce, dove sono le tenebre. A volte mi domando: Quanto bene avrei potuto fare e non l’ho fatto! Quante lacrime avrei potuto tergere e non l’ho fatto! Quante pene avrei potuto alleviare col mio sorriso e con la mia bontà e non l’ho fatto. Perché un sorriso non costa nulla e produce molto. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona... Un sorriso da riposo alla stanchezza e allo scoraggiamento, rinnova il coraggio nella tristezza. Se incontri chi non sorride, sii generoso, dai il tuo, perché nessuno ha più bisogno di sorriso, come chi non sa darlo”.

Nuccia era convinta che l’incapacità di sorridere fosse una vera povertà. “Sono poveri gli anziani soli, i molti ammalati abbandonati, i barboni, i bambini maltrattati, usati, violentati, tutti coloro che sono senza casa, senza assistenza, senza un sorriso, senza una carezza”. Quando, invece, il sorriso di Gesù col suo amore permea la vita, questo sorriso si riflette nel volto, nel cuore e nel linguaggio e guarisce ogni tristezza. A tutti Nuccia indicava Gesù e Maria come la risposta ai vari bisogni e la fonte della vera gioia. Nella corrispondenza questa affermazione è evidentissima.Considerava il sorriso una vera proposta di evangelizzazione. In uno scritto autobiografico rivela: “Nel mio cuore c’è sempre stato il desiderio di potere andare per il mondo a portare conforto, sorriso, amore, ma soprattutto la parola del Signore”.

Il sorriso di Maria era per Nuccia una forza di conversione. “Nel tuo cuore di mamma, o Maria, voglio mettere tutti i giovani. Apri i loro cuori alla fede, alla speranza, e colma i loro vuoti, riempiendoli d’amore puro e sincero. Aiutali a vivere una vita sana, ad avere il gusto della vita e delle cose, a non lasciarsi abbagliare dalle luci del mondo, ma dal tuo sorriso”. (Dal messaggio sul mese di maggio). “Custodisci nei bambini la purezza, fa che siano fiori olezzanti intorno all’altare. Sii sempre il sorriso”.

Fare un sorriso per Nuccia era fare un atto di carità. In una preghiera scrive: “Immergici, Maria, nella pratica della carità… quando ci viene chiesto di porgere un saluto, di dire una parola, di fare un sorriso”. Ma era anche un atto di fede: “Quando ci si da totalmente a Dio, la vita si apre al sorriso e testimonia che Cristo è risorto, è vivo e può ogni cosa. Donarsi a Dio è bere alla fonte dell’amore, da cui sgorga la vera pace. Se la fonte, a cui beviamo, non è l’Amore del Padre, la nostra gioia non è vera, la nostra pace non è piena”. (Dal messaggio: La vita come dono).

Quanti motivi per gioire e sorridere: per il dono della vita, per il dono degli affetti dei famigliari e degli amici, per il dono della fede e… per il dono della natura. Diceva Nuccia: “Gioia è godere nell’osservare e ammirare il cielo azzurro, il volo delle rondini, le gocce d’acqua sui vetri in una giornata piovosa. E’ qualcosa che va oltre l’affiorare di un sorriso, è qualcosa che viene spontanea dal di dentro; bisogna essere capaci di viverla nel quotidiano (qualunque sia la condizione di salute, economica, ecc…) e offrirla a chi ci sta accanto, dimenticando i grigiori, le nubi, le offese e le mortificazioni, che possono offuscare la nostra gioia di vivere”.

Ben due messaggi di Nuccia a Radio Maria trattano il tema della gioia e della sofferenza: “La gioia nella sofferenza” e “C’è gioia anche nella sofferenza”. In una visione di fede Nuccia osa perfino affermare: La gioia nella sofferenza è un dono. E allora è necessario richiederla allo Spirito Santo con insistenza; dobbiamo attingerla nell’amore salvifico di Cristo, dalla sua croce. Solo così potrà scaturire una gioia che non si scoraggia di fronte alla malattia, alla sofferenza, di qualsiasi natura essa sia, fisica o morale, di fronte alle paure terrene, che tentano di soffocarla”. (Sotto i messaggi in PDF e i video)

Per lei non c’è contraddizione quando, in comunione con Gesù, si parla di gioia nella sofferenza e di dono. Gesù morto e risorto è la chiave di comprensione dell’enigma. “Con Cristo, in Cristo, per Cristo, la croce è diventata la mia compagna di viaggio, ogni pena m’è diletto, pensando alla meta. Gesù è il mio angelo consolatore, il buon Cireneo, pronto a soccorrermi, quando la croce diventa troppo pesante. Credo, infatti, che sia proprio Lui a soffrire in me e a portare la mia croce nei momenti più duri della prova” (Dal messaggio di Pasqua 1995).

Sorprendenti sono alcune sue espressioni: “La gioia è la vocazione dell'uomo”. E inoltre: “Dobbiamo dare a Gesù il sacrificio di essere felici. Il sacrificio non è rinuncia a una fetta di felicità. Io non perdo nulla per me stessa e per la mia vita, non mi sento defraudata, ma nel donarmi al Signore con amore (l’essenziale è l’amore!) sono felice nella sofferenza, perché realizzo la mia vocazione: amo e sono amata. Sorelle, fratelli, dobbiamo essere gioiosi, pieni di speranza. La gioia è il segno del cristiano, della nostra fede. Dio ci vuole sempre lieti. Lo Spirito di Dio ci doni la vera gioia; stiamo sereni, lasciandoci condurre docilmente dal nostro Buon Pastore sui suoi pascoli, perché la sua gloria si manifesti in mezzo a noi. Andiamo, dunque, con gioia incontro al Signore che viene, lodiamolo con tutto il cuore, cantiamo la sua presenza, gioiamo, perché ci ama e ci perdona. Alleluia”! (Dal messaggio: La gioia nella sofferenza).

Paradossale: Nuccia, fragile donna intessuta di dolore, canta e proclama la gioia. Tutte le testimonianze di coloro che l’hanno conosciuta hanno affermato che il suo volto era sempre luminoso e aperto al sorriso. Quale il segreto? Lei stessa lo rivela ai giovani di Sassari: “Il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù!”
1 - Messaggio di Nuccia: LA GIOIA NELLA SOFFERENZA (Cliccareper scaricare)


2 - Messaggio di Nuccia: C'E' GIOIA ANCHE NELLA SOFFERENZA (Cliccareper scaricare)
VIDEO


lunedì 30 agosto 2010

3 - IL TESTAMENTO SPIRITUALE DI NUCCIA

Il TESTAMENTO SPIRITUALE (cliccare) nel sito www.nucciatolomeo.it (cliccare)

TESTAMENTO SPIRITUALE

(spedito da Nuccia a Federico Quaglini un anno prima della morte. Sulla busta c’era scritto: Io ero il chicco di grano, di buon seme di Dio. Quel seme ha dato i suoi frutti. Li affido a te che sei il vento, l’alito dello Spirito Santo.) Nuccia ha scritto il suo testamento spirituale il 20 novembre 1995, lo ha letto il 31 gennaio 1996, registrato dalla signora Maria Spasari per Radio Maria. 


Catanzaro, 20 novembre 1995

Sento che l’ora della mia dipartita si avvicina e cresce in me il bisogno di prepararmi al grande incontro. Prima, però, mio Signore, fa che mi congeda serenamente dal mondo. Voglio salutare gli amici del mio Getsemani, fare loro le mie ultime raccomandazioni, ringraziarli per avere spezzato con me il pane della sofferenza, di avere parlato il linguaggio dell’amore.

Desidero consegnare loro il dono più grande della mia vita, la fede, che Tu gratuitamente, Signore, mi hai elargito, per comunicarmi la sapienza della Croce, farmi penetrare e accettare come servizio speciale il mistero del dolore. La fede è l’unico frutto della mia vita, un fiore prezioso alimentato nel silenzio dalla parola e profumato dall’acqua della grazia, mediante i sacramenti e la preghiera. Tu, Signore, non permettere che esso vada perduto, consegnalo per me ad altri fratelli, perché si propaghi come fuoco nel mondo per la salvezza delle anime.

Desidero poi salutare la natura, sfogliare per l’ultima volta il grande libro della vita, che mi ha sempre parlato della potenza, della grandezza, della bellezza, della sapienza e dell’amore di Dio. Concedimi, Signore, di vagare un po’ nella natura per sentire ancora l’odore dell’erba e il profumo dei fiori. Fammi stupire ancora una volta dinanzi ad un cielo stellato, ad un nido di rondine, ad una farfalla. Voglio abbracciare, in uno sguardo pieno d’amore, tutto il creato e benedirti, ringraziarti per ogni cosa, opera delle tue mani. E’ veramente commovente sapere che Tu, Padre buono, abbia fatto tutto per amore dell’uomo, tua creatura prediletta, e a lui tutto abbia donato e assoggettato l’universo! Grazie, Signore, per tanta tenerezza! La tua potenza d’amore faccia di me un cantore della tua grazia, trasformi il mio lamento in gioia perenne: un inno alla vita, che vinca la morte e sia messaggio di speranza per molte anime tristi. Il mio cuore esulta di gioia, se penso a Te, mio Dio.

Ora è giunto il momento propizio per innalzarti la mia ultima preghiera, la più pura, quella della lode, ed invoco l’aiuto dello Spirito e di Maria Santissima per saperti lodare e ringraziare. La mia ultima preghiera vuole essere un magnificat, una esplosione d’amore e di gioia, per le meraviglie, che Tu, Signore, ha operato nella mia vita. Questo canto gioioso sia anche per voi, miei buoni fratelli e sorelle, la vostra preghiera. Non piangete per la morte del corpo, ma per il peccato dell’umanità e adoperatevi per la pace, attraverso la gioia e l’amore di Cristo Gesù. Pregate e ringraziate il Signore, anche per me, perché Egli ha visitato la sua umile serva e l’ha trovata degna della sua grazia, della sua misericordia. Pregate così in memoria di me: “Grazie, Signore, per il dono della vita, grazie, perché mi hai predestinato alla croce, unendomi a Cristo nel dolore e ai fratelli nel vincolo indissolubile dell’amore.     

   Grazie, Gesù, per aver trasformato il mio pianto in letizia, per esserti costituito mio buon cireneo, mio sposo e maestro, mio consolatore. Grazie per aver fatto di me il tuo corpo, la tua dimora, l’oggetto prezioso del tuo amore compassionevole, delle cure e dell’attenzione di tanti fratelli. Grazie di tutto, Padre buono e misericordioso! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta.

Voglio ringraziarti in modo particolare  per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e  di gratitudine, ed è stato per gli amici del mio Getsemani, esercizio di carità e di ogni altra virtù. Grazie, Signore, per tutte le mani, che mi hanno accarezzato e curato; grazie per i piedi, che sono venuti a trovarmi. Tutti sono stati per me le tue mani e i tuoi piedi, soprattutto quelli della mia dolcissima madre, rimasta, come Maria, sotto la croce  fino alla fine.

 Fa scendere sui fratelli e sulle mie sorelle le tue speciali benedizioni e grazie. Riempili dei doni dello Spirito Santo e infuocali di amore, perché continuino ad evangelizzare il mondo, con le opere di carità. E voi, amici miei carissimi, state lieti nel Signore, nel vincolo dell’unità: pregate e operate il bene. Siate custodi dei vostri fratelli e insegnate loro l’amore con la vostra stessa condotta. Siate saldi in tutto coerenti al vangelo, pieni di zelo e d’amore per tutti. Ricordate che dall’amore riconosceranno che siete di Cristo; solo dalle opere buone  molti saranno indotti a credere in Dio Amore. Solo l’amore salva. E un giorno tutti saremo giudicati sull’amore. Pregate allora perchè il Signore vi riempia del suo amore e vi rivesta dei suoi stessi sentimenti, per impiegare il vostro tempo fruttuosamente, lavorando nella vigna del Signore per l’edificazione del Regno. Ora termino: ogni volta che avrete bisogno di me, mi troverete tra i vostri ricordi. Sorridete sempre e ricordate che ogni volta che sorriderete, io sorriderò con  voi.  

Vi abbraccio e vi benedico nel nome del Signore. Nuccia.

.............. 

Per approfondimenti visita il sito www.nucciatolomeo.it

2 - IDA CHIEFARI NARRA LA VITA DI NUCCIA - gloria.tv

Si consiglia di vedere la vita della serva di Dio Nuccia Tolomeo direttamente dal sito gloria tv in unico file (56 minuti) (cliccare)  

 https://www.gloria.tv/post/HL7cg47Vs6S217W4iLxRDXcS1

EVITARE DI APRIRE PIU' LINK CONTEMPORANEAMENTE: potrebbero impallarsi

 su glori.tv:    https://www.gloria.tv/post/kYWDU8iuypU841qJwmWcPYu8m

IL TESTAMENTO DI NUCCIA LETTO DA FEDERICO QUAGLINI




dalla SCHEDA su Nuccia
di Padre Pasquale Pitari, vice postulatore

...Nuccia è stata una testimonianza preziosa regalataci dallo Spirito Santo per dare una parola di speranza all’uomo di oggi schiacciato da tanti interrogativi esistenziali.
L’attualità del messaggio di Nuccia lo comprendiamo immediatamente, quando sentiamo nel vivere quotidiano frasi del genere: “Una vita spezzata, malata, terminale… è senza dignità e quindi non è degna di essere vissuta!”, “L’eutanasia è un atto di amore e di pietà! Un gesto di libertà!”, “Che senso ha vivere, se si è di peso agli altri e a se stessi?”, “Se mancano le gioie della vita, l’integrità fisica, i divertimenti, la salute, i soldi, l’amore, il lavoro… è meglio non esistere!”, “Se io mamma sapessi che il figlio che porto nel grembo ha qualche malformazione, senza dubbio abortirei!”… Nuccia è la risposta di Dio a tali affermazioni ed interrogativi.
In questa prospettiva, conoscere il messaggio di Nuccia ha una rilevanza non solo religiosa, ma anche umana, civile, sociale. In sintesi, Nuccia è un fatto culturale: è una sfida che sconvolge, stimola, interpella e invita a ripensare il senso della vita, e soprattutto il senso della sofferenza, in chiave di dono d’amore. Qual è il segreto della forza di Nuccia? Lo rivela lei stessa due mesi prima di morire, rivolgendosi ai giovani di Sassari:
“Sono Nuccia, ho 60 anni, tutti trascorsi su un letto; il mio corpo è contorto, in tutto devo dipendere dagli altri, ma il mio spirito è rimasto giovane. IL SEGRETO DELLA MIA GIOVINEZZA E DELLA MIA GIOIA DI VIVERE È GESÙ. ALLELUIA!”


Per approfondimenti visita il sito www.nucciatolomeo.it