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mercoledì 9 febbraio 2011

25 - NUCCIA TOLOMEO: VII CONVEGNO DIOCESANO

TAPPE DI UN CAMMINO DI FEDE
"La Serva di Dio NUCCIA TOLOMEO verso la gloria"
mercoledì 26 gennaio 2011 - ore 17,30
Chiesa del Monte in Catanzaro


• 19 (10).04.1936 - Nuccia nasce a Catanzaro Sala.
• 24.01.1997 - Nuccia muore a Catanzaro Sala.
• 26.01.2007 - 1° Convegno a Materdomini: L’arcivescovo annuncia il processo di beatificazione: è utile, è opportuno, è doveroso!
• 22.04.2007 - 2° Convegno nella chiesa di San Giuseppe.
• 23.01.2008 - 3° Convegno nella chiesa di San Giuseppe.
• 23.01.2009 - 4° Convegno nella chiesa di San Giuseppe.
• 16.07.2009 - Editto di inizio del Processo di beatificazione.
• 24.01.2010 - 5° Convegno nella chiesa di San Giuseppe: Conclusione del processo diocesano di beatificazione.
• 17.09.2010 - Esumazione dei resti mortali di Nuccia dalla tomba.
• 01.11.2010 - 6° Convegno nella chiesa del Monte:
Collocazione dei resti mortali di Nuccia accanto al Crocifisso.
• 26.01.2011 - 7° Convegno nella chiesa del Monte:
Tappe di un cammino di fede "La serva di Dio Nuccia Tolomeo verso la gloria".


La chiesa diocesana di Catanzaro-Squillace ha vissuto un momento intenso di spiritualità mercoledì 26 gennaio 2011, alle ore 17,30, nella chiesa del Monte in Catanzaro, dove è stato celebrato il settimo convegno sulla serva di Dio Nuccia Tolomeo, nella ricorrenza del primo anniversario della conclusione del processo di beatificazione e del 14° anniversario della morte. Nella stessa chiesa sono collocati i resti mortali di Nuccia nella cappella del Crocifisso: la tomba è visitata ogni giorno da centinaia di fedeli. Ancora è viva la commozione del giorno 1 novembre 2010, solennità di tutti i Santi, quando in modo solenne sono state riposte in chiesa le venerate reliquie, durante il 6° convegno diocesano.
La presenza dell’arcivescovo Mons. Antonio Ciliberti, che ha concelebrato con altri otto sacerdoti, per ringraziare Dio per il dono della sua serva, ha dato all’avvenimento un carattere e un significato particolari. Come segno e testimonianza della sua devozione personale e della importanza della fama di santità che via via Nuccia ha assunto nella vita della chiesa diocesana per i suoi messaggi intrisi di sapienza dello Spirito Santo, anche nei precedenti sei convegni l’arcivescovo era stato presente.


Il convegno si è svolto alla presenza di almeno 250 fedeli in un clima di grande fervore spirituale, soprattutto nei momenti in cui si è ascoltata la voce di Nuccia.

Lei è stata la protagonista del convegno: abbiamo ascoltato la sua voce per ben 11 minuti in tre momenti diversi. Ha, dapprima, parlato di sé e del significato del dolore nel progetto di Dio; poi nella celebrazione eucaristica, al momento della preghiera dei fedeli, ha recitato una invocazione allo Spirito Santo e, infine, ha trasmesso un messaggio in cui ha trattato le caratteristiche della vera gioia. Ha detto Nuccia: “La vera gioia nasce dall’esistere e dall’essere creature libere in un mondo meraviglioso, fatto per noi; nasce dalla consapevolezza di essere amati, dalla capacità di amare, di pensare, di scegliere. La felicità nasce dall’agire bene, dal godere di ogni dono di Dio; per cui dovremmo essere sempre lieti e riconoscenti… La vera felicità è fatta di semplicità… Non conosco io il profumo dell’erba e vorrei tanto poterla odorare in un mattino d’estate. Fatelo voi per me e gioite. La felicità è alla portata di tutti, non cercatela su strade lontane, sbagliate. Apprezzate la vita e vivetela con grande rispetto, ricordando che nel rispetto della vita sta la vera libertà”. Pensieri stupendi!

Due sono stati i momenti strutturali del convegno:
il primo momento (circa 38 minuti) è stato un excursus delle varie tappe del cammino di fede verso la beatificazione di Nuccia. Si è parlato dei 6 precedenti convegni realizzati nell’arco di 4 anni. Il primo, celebrato a Materdomini il 26 gennaio 2007 con la partecipazione del conduttore di radio Maria Federico Quaglini, è stato memorabile per le parole dell’Arcivescovo: “E’ giusto, è opportuno e doveroso il processo della beatificazione di Nuccia”. Seguirono altri 4 convegni celebrati tutti nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe nel quartiere di Pianocasa, il cui parroco Don Salvino Cognetti è stato di una disponibilità e di una accoglienza straordinaria. Il quinto convegno, celebrato il 24 gennaio 2010, è coinciso con la conclusione del processo diocesano, iniziato il 16 luglio 2009, giorno di San Vitaliano, con la promulgazione dell’Editto in cattedrale dinanzi a tutto il clero diocesano e a tantissimi fedeli.

La prima parte del convegno è stata introdotta dal vicepostulatore della Causa, il cappuccino Padre Pasquale Pitari, e dal seguente film di 27 minuti, composto dallo stesso.



Rivolgendosi a Nuccia, Ida ha ricordato: “Il tuo ‘amen’ è divenuto un alleluia’”. Tra le altre cose la signora Ida ha detto: “Sei stata una piccola donna, umile, semplice, ma grande nell’amore, nell’abbandono, nella fiducia verso il Signore. Sei stata una creatura piena di gioia di vivere, nonostante le tue condizioni e il tuo corpo contorto”.


Il secondo momento è stato una solenne liturgia concelebrata dall’Arcivescovo con il Padre Provinciale dei Cappuccini, padre Giambattista Urso, e altri sette sacerdoti con la partecipazione di due diaconi.
La liturgia è stata animata dal coro “SS. Trinità” guidata dalla signora Maria Pullano e all’Organo Gerardo Pullano. Liturgista e maestro di cerimonie il signor Alberto Lorenzo. La particolarità della celebrazione è legata ai due momenti dell’ascolto della voce di Nuccia durante la preghiera dei fedeli (4 minuti) e dopo la santa comunione (altri 4 minuti).

Nell’omelia l’arcivescovo ha parlato della cristificazione di Nuccia e della comune vocazione alla santità. Significative le parole dell’Arcivescovo: “Ella (Nuccia) è la proposta incarnata della santità di Cristo nella povertà della sua vita”. “Con Cristo Nuccia ha realizzato davvero quest’intimo rapporto, questa perfetta relazione. E il Signore ha voluto suggellare la bontà di questo rapporto, di questa perfettissima comunione, facendola partecipe della sua passione, come autentica anima della vera gioia cristiana”.




Il convegno è stato arricchito dalla presenza di diverse reliquie della serva di Dio: la sedia su cui lei è vissuta tutti i suoi anni, alcuni indumenti e, soprattutto, i suoi scritti.

giovedì 23 settembre 2010

23 - ESUMAZIONE E RICOGNIZIONE DEL CORPO DI NUCCIA



Venerdì 17 settembre 2010 alle ore 10 sono state compiute presso il cimitero di Catanzaro l’esumazione e la ricognizione dei resti mortali della Serva di Dio Gaetania Tolomeo, detta Nuccia. Erano presenti, oltre l’Ecc.mo Arcivescovo di Catanzaro-Squillace Mons. Antonio Ciliberti, il promotore di giustizia Padre Carlo Fotino, superiore del convento del Monte, il notaio Alberto Lorenzo, il vice postulatore della causa di beatificazione Padre Pasquale Pitari, il cappellano del Cimitero Don Andrea Perrelli, il dottore Francesco La Cava della Medicina Legale, l’Assessore alla cultura del Comune di Catanzaro Signore Antonio Argirò, la Dirigente della gestione del territorio Architetto Carolina Ritrovato, il direttore dei servizi cimiteriali Dottore Luigi Franco, le cugine di Nuccia, Anna, Ida e Silvana Chiefari, il fotografo Michele Merola, l’amico fraterno di Nuccia Lucio Ranieri e gli operai del cimitero.
La suddetta ricognizione è legata alla venerazione che la chiesa tradizionalmente rivolge alle reliquie dei santi, i quali sono l’espressione massima della umanità redenta da Dio e, per questo, sono indicati dalla chiesa come modelli di vita per le loro virtù eroiche e ritenuti validi intercessori presso Dio. La Serva di Dio, di cui il 24 gennaio scorso si è conclusa la causa diocesana di beatificazione e canonizzazione, sarà onorata di una sepoltura privilegiata nella cappella del Crocifisso della chiesa del Monte in Catanzaro, perché il suo messaggio di fede, di speranza e di amore trovi il massimo eco presso il popolo di Dio e nella società. La Giunta della Regione Calabria, Dipartimento “Tutela della salute – Politiche sanitarie”, in data 15 giugno 2010 dava l’autorizzazione, mentre la Congregazione delle Cause dei santi, accogliendo benevolmente l’istanza dell’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, tramite il Postulatore Padre Florio Tessari, consentiva in data 21 giugno 2010 l’esumazione e la traslazione dei resti mortali della S.d.D. nella chiesa del Monte, allegando un’Istruzione.
L’Arcivescovo, concluse le operazioni tecniche della ricognizione, ha officiato una piccola liturgia della Parola, ricordando la vita santa della sorella Nuccia alla luce del mistero pasquale di Cristo morto e risorto. “Nuccia ha compreso la sapienza della croce di Cristo, - ha detto il presule - ha penetrato e accettato come servizio speciale della sua vita il mistero del dolore. Ha ringraziato sempre Signore per il dono di una vita predestinata alla croce, unita a Cristo nel dolore e ai fratelli nel vincolo indissolubile dell’amore. Lo ha ringraziato per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta. E’ arrivata a dire nel suo Testamento Spirituale: “Voglio ringraziarti in modo particolare per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e di gratitudine, ed è stato per gli amici del mio Getsemani, esercizio di carità e di ogni altra virtù”.

I resti mortali della S.d.D. raccolti in una cassetta bianca, entro cui è stata inserita una copia del Verbale firmato dai presenti, in attesa di essere traslati nella chiesa del Monte nella cappella del Crocifisso, furono collocati provvisoriamente presso la cappella dei Cappuccini (Simone-Lo Bello) a 10 metri a sinistra della seconda scala del cimitero centrale di Catanzaro.

sabato 11 settembre 2010

22 - ACCANTO AL CROCIFISSO

 



















 


Avendo ottenuto le necessarie autorizzazioni, sia civili che religiose, i resti mortali della Serva di Dio Nuccia Tolomeo il 1 novembre 2010 sono stati collocati nella cappella del Crocifisso della chiesa del Monte in Catanzaro. Questa scelta è stata motivata dalla constatazione che Nuccia ha vissuto tutta la vita sempre in comunione con Gesù Crocifisso, di cui è stata un’icona luminosa. E il suo messaggio continua ad essere un canto di lode alla croce. Il progetto della nuova tomba, redatto dall’Ingegnere Massimo Rubino, consiste in un monolite, posto al centro della cappella, a indicare il luogo dove sono riposte le insigni reliquie.

Ecco alcuni scritti di Nuccia in cui è evidente la centralità del Crocifisso nella sua spiritualità.

1) Nel suo diario-testamento prima del 1980 Nuccia scrive:
“Gesù, mi offro a Te, vittima ai tuoi piedi, fa di me quello che vuoi, voglio essere l’umile tua serva, un tuo piccolo fiore, un lume acceso che arde sempre ai piedi del tuo trono eucaristico. La mia vita deve essere come l’ape che vola di fiore in fiore per succhiare il nettare e portarlo a Te, Gesù, assieme alla mia sofferenza.
…Alla vista della mia vita stroncata, di una vita che non doveva più essere per me che sorgente di amare delusioni, sono stata turbata di abbandonarmi a pensieri spaventosi. Ed allora nel mio prepotente bisogno di amore e di protezione, mi sono rivolta al Crocifisso. Egli comprende ogni cuore martoriato ed ascolta con immensa pietà ogni lamento. Quindi vicina a Te, non mi lamento, non mi annoio, anzi ringrazio l’Amore di avermi crocifissa per amore.
…Le preghiere più belle sono l’ora santa e la via crucis. Al termine dico: ”O Gesù, Tu eri innocente e Ti hanno accusato, eri la perfezione e Ti hanno disprezzato. Sto forse zitta io quando mi accusano? E sono colpevole io; quante volte Ti ho offeso! Toccherebbe a me la morte fatta subire a Te! Aiutami, Signore, ad accettare quella morte e soffrire questa passione. Rendimi umile, dolce e rassegnata. Ho un mal di testa molto doloroso. Guardo Lui coronato di spine e mi unisco a Lui. A volte però la sofferenza è tanta! E’ mai possibile, Signore? Silenzio. La poltrona e il letto mi sembrano più duri. Con sgomento tendo le braccia al Signore e piango… Nello stesso istante scende dalla croce di Gesù la luce e la forza. Mi rassegno. …Se non brucio d’amore, molti morranno di freddo”!

2) Nel suo testamento spirituale Nuccia scrive: “…Desidero consegnare loro il dono più grande della mia vita, la fede, che Tu gratuitamente, Signore, mi hai elargito, per comunicarmi la sapienza della Croce, farmi penetrare e accettare come servizio speciale il mistero del dolore. … La tua potenza d’amore faccia di me un cantore della tua grazia, trasformi il mio lamento in gioia perenne: un inno alla vita, che vinca la morte e sia messaggio di speranza per molte anime tristi… Grazie, Signore, per il dono della vita, grazie, perché mi hai predestinato alla croce, unendomi a Cristo nel dolore e ai fratelli nel vincolo indissolubile dell’amore. …Grazie, Gesù, per aver trasformato il mio pianto in letizia, per esserti costituito mio buon cireneo, mio sposo e maestro, mio consolatore. Grazie per aver fatto di me il tuo corpo, la tua dimora, l’oggetto prezioso del tuo amore compassionevole, delle cure e dell’attenzione di tanti fratelli. Grazie di tutto, Padre buono e misericordioso! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta. Voglio ringraziarti in modo particolare per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e di gratitudine, ed è stato per gli amici del mio Getsemani, esercizio di carità e di ogni altra virtù”.

3) In un messaggio autobiografico del 1994 Nuccia offre a Gesù le sue sofferenze dando ad esse un valore sociale, ecclesiale e redentivo:
“Offro a Gesù, per Gesù, momento per momento, tutto il mio patire e lo unisco alle sue sofferenze, a quelle della sua passione, per la conversione dei peccatori, per tutti i giovani, affinché comprendano il vero senso della vita, e per tutti coloro che non Lo amano e non Lo conoscono. Faccio delle mie sofferenze umane un dono di riparazione sociale, affinché nessuno vada perso. Gli uomini, riscattati da Lui a così caro prezzo (il suo sangue!), desidero condurli tutti ai suoi piedi, affinché glorifichino la sua misericordia, che è infinita”.

4) Nello stesso messaggio Nuccia ricorda come lo Spirito Santo, il Consolatore, l’ha aiutata a superare il martirio del cuore:
“La sofferenza mi ha condotto ai piedi della croce e mi ha fatto amare il Crocifisso e la Madonna Addolorata. Gesù e Maria sono stati e continuano ad essere i miei migliori Maestri. Il Consolatore, poi, mi ha dato la forza di combattere e superare lo scoraggiamento, soprattutto quando al martirio della sofferenza fisica si è aggiunto quello del cuore. Infatti, nel calice della mia sofferenza non sono mancate le ingratitudini, i tradimenti, le calunnie e tante altre amarezze da parte di amici e di parenti più cari. Lo Spirito Santo mi ha sempre invitato ad amare e imitare Cristo ed io sono lusingata di vivere le sue stesse sofferenze. Sono sicura che, soffrendo con Cristo, per Cristo e in Cristo, risorgerò con Lui”!

5) In un secondo messaggio autobiografico a Radio Maria del 10 febbraio 1995, Nuccia ricorda come ai piedi della croce di Cristo lei trova pace e, persino, gioia.
“Ho compreso che la sofferenza va accettata e con mansuetudine offerta, perché è dono: tutto è grazia. Gesù e Maria sono stati e sono i miei maestri. Ai piedi della croce, contemplando il Crocifisso con amore, ho sempre trovato la pace, il coraggio di andare avanti. Guardando le sue piaghe, mi sento amata: il mio cuore è avvolto dalla gioia e dal suo calore, e mi sento lusingata di vivere le sue stesse sofferenze, perché ho sempre partecipato e partecipo alla sua passione. In quest’ultimo periodo sono condotta ad una più intensa sofferenza. I miei polmoni non funzionano e la tosse mi strazia. Soffoco. Le mie forze vengono meno, ma dico “fiat” e “grazie”. Gesù è il mio vanto, la mia forza, la mia gioia, la mia pace, la mia vita”!


6) In una preghiera al preziosissimo sangue Nuccia ringrazia il suo Sposo divino: “Grazie, Gesù, infinita Carità, per avermi eletta vittima del tuo amore” per l’umanità sofferente.


Per ulteriori approfondimenti: www.nucciatolomeo.it

giovedì 9 settembre 2010

21 - VERSO LA BEATIFICAZIONE

Nuccia Tolomeo, nata a Catanzaro Sala il 19 aprile 1936, disabile dalla nascita, è vissuta sempre nel chiuso della casa. Dal 1994 fino alla morte, avvenuta venerdì 24 gennaio 1997, a 60 anni, la provvidenza ha voluto che diventasse una conduttrice anomala di Radio Maria con Federico Quaglini, nel programma “Il fratello” e particolarmente nella rubrica “Beati gli ultimi”. Si rivolgeva a tutti i sofferenti e annunciava loro la speranza di una vita risorta, che è dono dello Spirito Santo per chi si affida a Gesù e a Maria. Spesse volte, però, Federico la invitava a parlare di sé per testimoniare, soprattutto ai sofferenti, come è possibile dare senso a una vita spezzata alla luce della fede. Le parole di Nuccia, semplici, chiare, dense di contenuti ascetici e mistici, ci presentano i lineamenti spirituali di sé, come donna diversamente abile, ma ricca di fede e di gioia di vivere, bruciata dallo zelo per la conversione delle anime. Essa è stata una testimonianza preziosa regalataci dallo Spirito Santo per dare una parola di speranza all’uomo di oggi schiacciato da tanti interrogativi esistenziali. L’attualità di tale messaggio lo comprendiamo immediatamente, quando sentiamo nel vivere quotidiano frasi del genere: “Una vita spezzata, malata, terminale … è senza dignità e quindi non è degna di essere vissuta!”, “L’eutanasia è un atto di amore e di pietà! un gesto di libertà!”, “Che senso ha vivere, se si è di peso agli altri e a se stessi?!”, “Se mancano le gioie della vita, l’integrità fisica, i divertimenti, la salute, i soldi, l’amore, il lavoro… è meglio non esistere!”, “Se io mamma sapessi che il figlio che porto nel grembo ha qualche malformazione, senza dubbio abortirei!”… Nuccia è la risposta di Dio a tali affermazioni ed interrogativi. In questa prospettiva, conoscere il messaggio di Nuccia ha una rilevanza non solo religiosa, ma anche umana, civile, sociale; in sintesi, Nuccia è un fatto culturale: è una sfida che sconvolge, stimola, interpella e invita a ripensare il senso della vita, e soprattutto il senso della sofferenza, in chiave di dono d’amore. Qual è il segreto della forza di Nuccia? Lo rivela lei stessa due mesi prima di morire, rivolgendosi ai giovani di Sassari: ”Sono Nuccia, ho 60 anni, tutti trascorsi su un letto; il mio corpo è contorto, in tutto devo dipendere dagli altri, ma il mio spirito è rimasto giovane. IL SEGRETO DELLA MIA GIOVINEZZA E DELLA MIA GIOIA DI VIVERE È GESÙ. ALLELUIA!”. La sua casa, a Catanzaro Sala, a 20 metri dalla chiesetta, era una meta costante di persone che trovavano in lei un conforto, un consiglio e una preghiera. A lei scrivevano e telefonavano inoltre da tutta Italia, perché c’era qualcosa di singolare nelle sue parole. A 10 anni dalla morte di Nuccia, il 26 gennaio 2007, la chiesa diocesana di Catanzaro-Squillace ha celebrato, presso la chiesa nuova di Materdomini in Catanzaro, il primo convegno su Nuccia, cui finora sono seguiti altri quattro convegni. L’Arcivescovo Antonio Ciliberti, a Materdomini ha affidato a me, Padre Pasquale Pitari, cappuccino, che ho seguito spiritualmente Nuccia dal 1990 fino alla morte, il mandato di curare la raccolta documentaria su Nuccia in vista del processo di beatificazione: “… A Padre Pasquale io vorrei affidare il compito, supportato dalla collaborazione di tutti, dalla condivisione del vescovo, di potere raccogliere tanto materiale, anche con l’apporto di Federico, per potere meglio approfondire la conoscenza di Nuccia, persona così singolare; di approfondirne la spiritualità, la sua vita, la sua missione, per potere anche iniziare un processo, che ritengo sia utile, opportuno, ma anche doveroso: il processo della sua beatificazione”.
L'Arcivescovo al 1° Convegno - 26 gennaio 2007
Federico Quaglini al 1° Convegno In questo post vengono presentati alcuni momenti importanti dei 5 convegni, l’ultimo dei quali è stato celebrato il 24 gennaio 2010 nella chiesa di San Giuseppe in Catanzaro alla conclusione del processo diocesano, che era stato indetto dall’arcivescovo con la lettura dell’Editto il 16 luglio 2009, in cattedrale, il giorno del patrono San Vitaliano alla presenza di tutto il clero diocesano, delle autorità e del popolo di Dio. <
Padre Pasquale e Lillo Zingaropoli al 2° convegno - 22 aprile 2007 (Chiesa di San Giuseppe - Catanzaro)
L'arcivescovo Mons. Ciliberti al 3° Convegno - 23 gennaio 2008 (Chiesa di San Giuseppe - Catanzaro)
Video di testimonianze al 4° Convegno - 23 gennaio 2009 (Chiesa di San Giuseppe - Catanzaro)
Canto di Anna Barillari sul Testamento di Nuccia al 4° Convegno
Omelia dell'Arcivescovo alla Conclusione della causa diocesana di beatificazione - 5° Convegno - 24 gennaio 2010 (Chiesa di San Giuseppe - Catanzaro) Offriamo questa lavoro alla comunità dei fratelli in Cristo, ma anche a chi, pur non avendo il dono della fede, con cuore sincero è alla ricerca di una risposta al problema di Dio, del senso della vita e della sofferenza.

domenica 5 settembre 2010

20 - ALCUNE GRAZIE RICEVUTE



TESTIMONIANZE



001 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di M.S. (ricomposizione famigliare)

002 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di INES SINOPOLI (bimba in rianimazione)

003 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di ROCCA TERESA (dolori per fecaloma)

004 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di MARIA S. (nascita e pacificazione)

005 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di PIERA MAUROTTI (miastenia)

006 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di VITTORIO E GIUSEPPINA VONO (nascita)

007 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di CATERINA PUGLIESE

008 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di LIA CODISPOTI CRESTA (Tumore)

009 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di due genitori adottivi

010 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di ROSA LEVATO (guarigione)

011 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di R.M (ricomposizione famigliare)

012 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di MARIELLA COSOLA (guarigione timpano)

013 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di MMARIANGELA PAONESSA

014. TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di CARNA' CARMELA

015 TESTIMONIANZA PER GRAZIA RICEVUTA di BEATRICE TALARICO (trova lavoro)

016 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di GIOFFRE' FRANCESCO (guarigione di tum.cerebr.)

017 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di ANNA MARIA CIMINO (prematura)

018 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di IDA CARELLA (nascita difficoltosa)

019 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di SAVERIO E MARIA ARMANU (botta al capo)

020 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di IDA BRESCIA (coronografia evitata)

021 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di PATRIZIA SPANO' (emorragia cerebrale)

022 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di FRANCO FLAVIO PARENTE (nefropatia acuta)

022 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di TIZIANA SPEZIALE (superati due gravi interventi)

023 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di RITA ROCCA (tumore cerebrale scomparso?)

  024 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di GRILLO GIUSEPPE (emorragia cerebrale)

  025 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di MARIAGRAZIA P. (risveglio -leucemia) 027 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di SUORA APOLLONIA KASAI 028. TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Gaia Lo Schiavo (guarigione neonata) 029. TESTIMONIANZA PER GRAZIA di P. M. (gravidanza imprevista)

030 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di CATERINA CAGLIOTI (emorragia cerebrale)  

031 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di MARIAROSA PAGANO (operata alla cervicale) 

032 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di IULI X. SQUADRETTI (emorragia cerebrale)  

033 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di mamma MARIAGRAZIA (emorragia cerebrale) 

034 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Genny Roperto (arresto cardiaco del marito)  

035 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Rosanna (Suocera in coma e figlia in esame) 

036 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Maria La Cava (difficoltà in famiglia)  

037 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Dott. Capillo (Ritenzione di urina)  

038 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Rosalia Passantino (Ka ovarico)  

039 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Savina Pandullo (uscita da coma) 

040 TESTIMONIANZA PER GRAZIA di Santina La Grotteria (salpingi purulenti)

Per approfondimenti visita il sito www.nucciatolomeo.it

19 - FAMA DI SANTITA' DI NUCCIA

Mentre era in vita Nuccia godette fama di santità presso coloro che la frequentavano, ma in modo molto discreto. Le persone notavano in lei un di più che era ricollegabile alla sua vita spirituale, alla sua fede immensa e gioiosa. Faceva tanto bene, ridava la pace, sapeva parlare di Dio, pregava, ascoltava, consolava, incoraggiava, da sorella, senza mai isolarsi. La stima che riscuoteva, perché anima bella posseduta da Dio, era per molti sinonimo di santità.

Alla sua morte più persone hanno detto: E’ morta una santa. Lo disse pure il sacerdote (io, Padre Pasquale Pitari, che sono stato confessore e consigliere spirituale di Nuccia dal 1990 fino alla morte) nell’omelia.











Tutti coloro che erano andati a visitarla avevano percepito in lei qualcosa di unico e di eccezionale. La voce era unanime: Nuccia era stata un’anima bella innamorata di Dio e piena di zelo per le anime. Durante le esequie risuonavano queste convinzioni.

Negli anni successivi alla morte la sua tomba divenne meta di pellegrinaggio di tanti devoti. Su di essa c’è sempre un fiore fresco. Non poche persone invocano la sua intercessione. Ancora oggi (2010) dopo 14 anni dalla sua morte, le persone che la conobbero la ricordano con immutato affetto.


I cinque convegni diocesani su Nuccia, presieduti dall’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace Mons. Antonio Ciliberti, furono partecipati da tante persone. Al primo convegno, celebrato nella parrocchia di Materdomini in Catanzaro il 26 dicembre 2007 nel decimo anniversario della morte, durante il quale l’Arcivescovo annunciò che era utile, opportuno, ma anche doveroso, iniziare il processo della beatificazione, furono presenti circa 350 persone, nonostante il freddo pungente e la giornata feriale di venerdì.


Oggi, con la circolazione dei suoi scritti, soprattutto del suo testamento, con la creazione del sito internet www.nucciatolomeo.it , contenente i messaggi, la corrispondenza, un album di foto e centinaia di video in cui si può ancora ascoltare la voce di Nuccia, la sua conoscenza è certamente aumentata e così anche la sua fama di santità, soprattutto presso i gruppi di Rinnovamento nello Spirito, i gruppi di preghiera “Padre Pio”, l’UNITALSI e nell’ambiente ospedaliero del "Pugliese" di Catanzaro, dove il 1° agosto 2009 nella cappella è stata tenuta la prima sessione del processo diocesano di canonizzazione della Serva di Dio.


E’ unanime la convinzione che il messaggio di Nuccia potrà giovare ai disabili, valicherà i confini della diocesi di Catanzaro-Squillace e raggiungerà il mondo della cultura. La sua vita e i suoi scritti sono, infatti, una risposta di Dio all’uomo di oggi che si pone il problema della sofferenza, del testamento biologico, dell’eutanasia e della dignità della vita nella sofferenza.
La fama di santità di Nuccia è essa stessa frutto della grazia. Essa non è una costruzione umana legata chissà a quali interessi, né i parenti hanno fatto qualcosa di extra per l’affermazione della fama di santità. Sembra più giusto dire che è sorto spontaneo il bisogno presso il popolo di Dio di valorizzare il messaggio evangelico, ascetico e mistico di questa creatura toccata dalla grazia. Il messaggio sulla sofferenza di Nuccia è un fatto evangelico-culturale originale e profondo, moderno ed attuale. L’uomo di oggi ha bisogno di ascoltare il messaggio di Nuccia. Essa è stata un dono di Dio all’uomo tecnologico del 20° secolo.

Dio si è servito di Nuccia, debole creatura, per annunciare al mondo ancora una volta il suo messaggio d’amore. Nessuna motivazione puramente umana può giustificare l’affermazione e la diffusione della fama di santità di Nuccia. E non risulta che circolino giudizi contrari alla sua fama di santità.

18 - DONI CARISMATICI E FENOMENI STRAORDINARI

Le persone che incontravano Nuccia la percepivano come una donna carismatica. Aveva ricevuto da Dio, oltre che virtù umane, anche doni legati alla presenza dello Spirito Santo. Aveva un’intelligenza semplice e profonda che, corroborata dal dono dell’intelletto, sapeva penetrare la realtà, soprattutto quella del dolore, e dare la parola di Dio a tutti. Aveva il dono dell’accoglienza, dell’ascolto, della testimonianza, della preghiera e, in senso largo, il dono della guarigione. Viveva, mettendo a servizio di tutti, questi doni. Ma la ricchezza della vita spirituale di Nuccia era soprattutto legata al suo sentirsi eletta da Gesù, Infinita Carità, per essere vittima d’amore per l’umanità sofferente.



Mai manifestò realtà preternaturali.

Ma due fatti, che hanno del sorprendente, è bene ricordarli.
Una volta Nuccia raccontò alle sue cugine e all’amica Rosetta Levato che verso i 20 anni, mentre era di fronte alla finestra, ebbe una visione profetica che la segnò profondamente. Fu come un sogno. Era una notte d'estate e lei era seduta dietro i vetri del suo balcone, ammirava e contemplava il cielo stellato. Improvvisamente vide Gesù che la guardava con tanta tenerezza; il suo cuore era circondato da una corona di spine e delle fiammelle di fuoco ardevano vivamente. Il cuore di Nuccia sussultò di gioia e di commozione a quella visione e osò chiedergli: «Signore, mi ami? Se mi ami, fammi un cenno» e Gesù, piegando il suo capo annuì e le diede un lungo chiodo e una corona di spine che lei accettò ben volentieri. E tutto svanì. Da quel sogno capì veramente di essere una figlia prediletta del Signore e, ancora più convinta, proseguì il suo cammino di fede con abbandono totale. (La casa di Nuccia era al primo pino. Nella foto si vede Nucia adolescente sul balcone della visione)

L’ altro fatto straordinario è legato al fenomeno dell’emografia eucaristica di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati, risalente a prima del 1972. Raffigura un ostensorio eucaristico con le lettere JHS (= Jesus Hominum Salvator) e due figure adoranti ai lati. Chiesto ad Anna, cugina di Nuccia, se aveva qualche ricordo a proposito, lei dice: “Tanti anni addietro Natuzza ha fatto visita a Nuccia. In quella circostanza fu data a Nuccia l’emografia, con la missione da parte di Gesù di essere anima eucaristica”.

Spesso Nuccia e Natuzza si sentivano per telefono. Qualche anno prima che Nuccia morisse, Natuzza le inviò un messaggio attraverso Giusy Blotta, la capogruppo del Cenacolo di preghiera ‘Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime’ della parrocchia di San Giuseppe di Catanzaro. Dice Giusy: “Ti mando la foto che mi ha dato mamma Natuzza per te con il suo messaggio d’amore per te: “Dicci”, “Resisti e soffri, sapessi quanto sei preziosa agli occhi di Gesù, che ti ama tanto. Con il tuo dolore, senza fine, hai salvato tanti. Ti voglio bene, Angelo di Dio, sei il più bel fiore del paradiso”! (Lei lo ha detto in dialetto, io l’ho scritto in italiano). Giusy”

La realtà straordinaria che tutti coglievano visitando Nuccia era il suo viso, sempre sorridente, che esercitava un fascino irresistibile e conquistava tutti. Le sofferenze fisiche, i dolori familiari e le crisi economiche non intaccavano la sua grande fede in Dio e la sua serenità spirituale.



Figura di un cuore formatasi su una pezzuola posta sul fianco di Nuccia piagato per più di 20 anni (Nuccia accettava questa piaga come partecipazione alla piaga del costato di Cristo).

Per approfondimenti visita il sito www.nucciatolomeo.it

sabato 4 settembre 2010

17 - L'EROICITA' DELLE VIRTU'

Le virtù esercitate da Nuccia sono le virtù che ogni fedele è chiamato a esercitare, quelle teologali della fede, della speranza e della carità, quelle cardinali della prudenza, della giustizia, della fortezza e della temperanza, e quell’ insieme di virtù ad esse connesse, in particolare l’umiltà, la castità, la povertà, l’obbedienza. Lei non si poneva l’interrogativo del grado delle virtù. Quello che, invece, l’interessava era la conformazione a Cristo, cercava di non offenderLo mai e di piacerGli sempre. Gesù era il suo sposo da amare, da imitare, soprattutto nel portare la croce, da servire con intemerata fedeltà. Le virtù erano finalizzate all’intima comunione con Gesù, suo sposo, ragione ultima della sua vita. Gesù, naturalmente, era il modello da imitare in ognuna delle virtù. Come identificarsi a Lui, povero, umile, obbediente al Padre, servo di tutti?! Questo l'assillo di Nuccia. Le persone che la vedevano erano attirate dal suo sorriso, dalla sua serenità, dalla sua compostezza, dalla sua saggezza… e alle persone che le chiedevano qualcosa, come il giovane di Sassari 61 giorni prima di morire, rispondeva: il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù. In Lei si vedeva in modo luminoso e chiaro il riflesso di Gesù: questo il grado e la rilevanza delle virtù di Nuccia. Equilibrio, costanza, prontezza e serenità spirituale: queste le caratteristiche non comuni del modo di essere di Nuccia. In lei era tutto talmente naturale che parlare di caratteristiche non comuni sembra un paradosso. Rispetto a come si comportano gli uomini con tutte le loro debolezze, sì, Nuccia era diversa. Qualcuno l’ha definita “unica”. Sapeva cantare la vita, parlare di gioia nella sofferenza, sapeva uscire dal suo mondo di dolore per annunciare la speranza, parlava di libertà, di umiltà, di carità usando termini nuovi. La sua sapienza era la sapienza della Croce e dello Spirito Santo, che lei sempre invocava. La tenera devozione alla Madonna era una sorgente di energie pure che conquistavano tutte le persone che andavano da lei. Sapeva parlare ai carcerati, alle prostitute, ai poveri e ai giovani. "Nuccia era una semplice creatura che annunciava il suo Creatore attraverso un ininterrotto grazie vissuto nella gioia della speranza della risurrezione". Così ha detto di Nuccia una testimone qualificata che è vissuta tutta la vita accanto a lei. Analizzando i termini, sembra che in questa frase siano sintetizzati molti tratti salienti della sua vita spirituale. -“Era una semplice creatuta”: La semplicità era una caratteristica evidente del suo modo di essere e di porsi dinanzi alle persone e, in primo luogo, dinanzi a Dio. Semplicità e umiltà in lei erano quasi sinonimi. In lei non c’era niente di ricercato o di appariscente. La sua parola era dolce, il suo volto sorridente, il suo comportamento esemplare. Tutta la sua persona emanava un profumo di virtù, frutto di una costante elaborazione della sua vita spirituale alla luce della sapienza della croce, dell’ascolto della Parola di Dio e della devozione alla Madonna.
-“Annunciava il suo Creatore”: Essendo creatura faceva sempre riferimento al principio della sua esistenza: il Creatore. Da Lui aveva ricevuto tutto quello che lei era e aveva: la vita, la famiglia, la natura, la fede, la sofferenza, i fratelli. Di tutte queste realtà lei parla nel suo Testamento Spirituale, considerandole un dono e una grazia di Dio. Mentre annunciava la bellezza della vita e del creato, testimoniava la bontà di Dio Creatore. -“Attraverso un’ininterrotto grazie”: La parola “grazie” era costantemente sulla bocca della serva di Dio, perché sapeva quanto era bella la vita che il Creatore le aveva regalata, anche se essa era limitata e condizionata dall’immobilità. In lei prodigiosamente lo Spirito di Dio ha operato cose grandi con una diversa abilità, frutto della potenza della croce. Lei ne era cosciente e non si stancava mai di ringraziare il suo Signore, anche per il dono dell’immobilità. -“Nella gioia della speranza della risurrezione”: La gioia era sulle sue labbra, sul suo volto e nelle sue parole. Una gioia che si esprimeva nel sorriso che faceva stupire tutte le persone che si accostavano a lei. Una gioia che si coniugava con la sofferenza. Una gioia, dono dello Spirito Santo alla sua umile serva che si era abbandonata totalmente all’azione della sua grazia. Una gioia, espressione della speranza certa che il Crocifisso l’avrebbe associata alla sua risurrezione. -“Con questa caratteristica: essere imprigionata, per volontà di Dio, nel suo corpo contorto”: Nuccia sapeva che la sua vita aveva un compito da portare a compimento: evangelizzare e portare a tutti l’amore misericordioso di Dio, non con l’efficienza dei mezzi umani ma con la povertà del suo corpo contorto. Questo suo limite, questa debolezza, nel progetto di Dio, era la sua forza. Di questo Nuccia ne era perfettamente convinta e poteva dire: “Grazie, Gesù, infinita carità, mi hai eletta vittima del tuo amore; grazie per essere stata toccata da Te con tanta tenerezza, per avermi lasciata la Tua impronta e per avermi lasciato il desiderio di accostarmi a bere sino all'ultima goccia al calice della salvezza. Amen. Alleluia! Alleluia”! Da quanto detto si evince subito che la figura di Nuccia è, dal punto di vista spirituale, una figura interessante. Tutte le persone che l’hanno conosciuta restavano profondamente edificati dalla ricchezza di grazia che emanava dalla sua persona, dalla sua sapienza, dalla sua fede e da quella capacità empatica di sapere entrare nell’animo delle persone sofferenti. Per approfondimenti visita il sito www.nucciatolomeo.it

15 - LA PUREZZA DI NUCCIA


La purezza di Nuccia era visibile nei suoi costumi casti, nel suo pudore delicato, nel suo linguaggio corretto, mai scurrile. Lei aveva della vita, dell’affettività e della sessualità una concezione impregnata di saggezza imparata dalla sua mamma e sostenuta dalla Parola di Dio. La sofferenza di dovere essere testimone delle infedeltà del papà maturò in lei la coscienza di quanto è importante nella vita di una persona il dominio dei sentimenti, delle pulsioni, delle passioni. Nuccia sapeva bene che l’amore per essere vero e generoso deve essere puro. Sapeva anche che nell’ambito dell’affettività e dell’espressione sensibile della sessualità si consumano i peccati più tristi contro l’amore, la fedeltà e la vita. La famiglia che non rispetta la purezza e la castità rischia di fallire. Queste idee, avvalorate dalla sua testimonianza di vita illibata, Nuccia le espresse più volte, sicura di potere contribuire alla crescita sana delle famiglie e dei giovani che si affacciano alla vita.

Nel messaggio 'La rondine' Nuccia ricordò la ricchezza della famiglia, il ruolo della donna, l’importanza della fedeltà. (A pagina 19) “…Solo rimanendo nel progetto di Dio, la creatura riesce pienamente a realizzarsi e a sperimentare l’amore, che è anche gioia di vivere e pace. Ma l’uomo, che è essere libero, pensante, forte dei doni ricevuti, non sempre è disposto ad ascoltare le leggi che Dio ha impresso nel suo cuore; le ritiene, in tante occasioni, un impedimento alla sua libertà e decide di spendere, a modo suo, i talenti di cui dispone, spesso per finalità che non rientrano nel progetto di Dio. Sciolto ogni legame con l’autore della vita, egli è, perciò, solo capace di produrre morte e compiere azioni di morte”.

Prendendo lo spunto della memoria di Santa Maria Goretti fece un invito ai giovani di coltivare la purezza: “Care ragazze e ragazzi, non bruciate le tappe della vostra vita, negli anni in cui nasce la speranza. E’ bello amare un ragazzo o una ragazza! Amatevi con un cuore puro e un corpo vergine! La sessualità non matura può provocare molti drammi e tante piaghe nella nostra società, quali la prostituzione, l’aborto, il divorzio. Mie care ragazze, ricordate che bisogna avere rispetto del proprio corpo, bisogna amarsi e prepararsi alla vocazione che nasce in ciascuno di noi, per essere in grado di dare tutto di sé al momento giusto per la riuscita della propria vita. Perciò, non svendete il vostro corpo, ma custoditelo e fortificatelo con la purezza. Siate puri! Pregate la Madonna, la più pura delle creature, e anche Maria Goretti! Chiedete a loro il dono della fortezza, e invocate lo Spirito Santo, perché vi aiuti a non abbassarvi mai ad un livello inferiore a quello cui aspira il vostro cuore”.


Gli stessi concetti Nuccia li espresse in una lezione sulla sessualità-affettività che la professoressa Elisa Pizzi le chiese per la sua classe di scuola media.

Ecco alcuni passaggi: “…Il sesso e la sessualità, fuori del contesto della vita e dell’amore, rischiano di trasformarsi in strumento di morte… Purtroppo i ragazzi …apprendono che la sessualità è qualcosa da usare come oggetto, di cui si fa la propaganda, e che può essere cambiato e buttato senza alcun problema… Bisogna avere rispetto del proprio corpo, bisogna amarsi, bisogna prepararsi alla vocazione, che nasce in ciascuno di noi, per essere in grado di dare tutto di sé, al momento giusto, per la riuscita della propria vita. Non si gioca all’amore. Non è una cosa su cui scherzare. Perciò non svendete il vostro corpo, ma custoditelo e fortificatelo con la purezza”.
Mai alcuno ebbe a dire qualcosa sulla compostezza della vita affettiva di Nuccia. Già da ragazza (19 anni) scrisse a Lina Martinoli: “Le ricchezze più vere sono purezza di cuore, rassegnazione ai divini voleri, fede incrollabile, amore e pietà per il prossimo”.

14 - L'OBBEDIENZA DI NUCCIA

Nuccia sempre cercò di conoscere e compiere la volontà di Dio. Questa volontà a volte passa attraverso i pastori della chiesa, a cui Gesù ha detto: “Chi ascolta voi, ascolta me”. Nuccia aveva una devozione unica nei confronti del Sommo Pontefice. Nel messaggio 'Contro una cultura di morte' invitava gli uomini ad ascoltare la voce del papa. “La maggior parte degli uomini sembra diventata sorda alla voce di Dio, che oggi passa attraverso le labbra di Giovanni Paolo II. Egli tuona, come il Battista, contro ogni cultura di morte, che è contraria alla parola di Dio, unica fonte di vita e di autentica felicità”. La stessa devozione l’aveva nei confronti del Vescovo e dei sacerdoti. Pregava per la loro santificazione. Questa intenzione, associata a quella per la conversione dei peccatori e la riparazione delle offese fatte a Gesù, costituiva il cuore della sua offerta al Signore come vittima d’amore.



Verso le sue guide spirituali aveva una tenerezza e una devozione particolare. A loro apriva il suo cuore e con docilità seguiva i loro consigli. Il sacerdote Don Dino Piraino la consigliò quando si abbatté sulla famiglia il momento difficile della scelta affettiva di Cristina. Nuccia, benché avesse tanta amarezza nel cuore ed era convinta dell’opportunità di fare sedimentare le passioni che prorompevano nei vari protagonisti, fece una lettera a Cristina che è un gioiello di psicologia.

Nel suo Diario-testamento prima del 1980 Nuccia scrive: “Prego anche per i sacerdoti e in particolare per il mio padre spirituale (foto) Don Giovanni Capellupo (quanto bene ho ricevuto), prego per Padre Antonio, Padre Ignazio, Don Conte, Padre Rosario”.

Dal 1990 fino alla morte, in modo particolare, consigliere spirituale di Nuccia e suo confessore sono stato io Padre Pasquale Pitari, Cappuccino.

Conosciamo la corrispondenza tra Nuccia e vari sacerdoti a cui essa fu legata da vincoli spirituali. Ma, ad onore della verità, oltre i sacerdoti, anche tante suore e laici hanno colloquiato in profondità con Nuccia. Nella biografia sono ricordati il cappuccino Padre Mariano da Torino (foto) , Natuzza Evolo, mistica di Paravati, (foto) Suor Genoveffa Birolini, Suor Carla Aliberti, Lina Martinoli e altri.


La cugina Ida Chiefari sui rapporti di rispetto e di obbedienza di Nuccia nei confronti della chiesa dice: "Molti sacerdoti venivano a trovarla e con loro si confessava. Da essi riceveva con gioia e grande emozione la Santa Eucaristia. Li ascoltava con attenzione e metteva in pratica ciò che loro le suggerivano. Nuccia fu sempre obbediente, cercava di conoscere e compiere la volontà di Dio che spesso si manifesta attraverso la guida spirituale dei sacerdoti. Era attenta alla dottrina che la Chiesa attraverso il Papa dona al popolo e leggeva le varie encicliche; questi documenti li riteneva importanti come guida per il popolo cristiano, necessari per riflettere sulla Verità. Amava la chiesa e diceva: “La chiesa è la guida sicura, la strada da seguire per procedere nel cammino” e pregava per essa, per la santificazione dei sacerdoti e soprattutto per coloro che si trovavano nel dubbio, nella tentazione, nella prova, nel peccato e s’immolava per loro”.

L’amico e confidente Emilio Rinaldo ricorda: “So che Nuccia aveva un bel rapporto con i sacerdoti, suoi confessori e consiglieri spirituali ed era attenta alle loro indicazioni. Amava la chiesa con devozione filiale. Aveva una tenerezza spirituale verso la persona del papa Giovanni Paolo II°. Ascoltava, inoltre, volentieri il magistero della chiesa. Nei sacerdoti vedeva la figura di Gesù, pastore delle anime” .

13 - LA POVERTA' DI NUCCIA

Nuccia considerò i beni di questa terra funzionali ai primari bisogni dell’uomo. Non ebbe mai a disposizione capitali e altro così da aprire conti in banca. La sua esigua pensioncina di invalida era appena un segno per i bisogni suoi e della famiglia. La sua casa, sempre pulita, ma dai fili elettrici volanti, dagli infissi sconnessi, dal pavimento in cemento battuto e lisciato, dal tetto a tegole a vista era appena un rifugio. I suoi vestiti erano modesti, fatti artigianalmente, sempre gli stessi per anni. Se c’era un soldo era per medicine e per tenere agli studi Gabriele e Cristina. Gli amici vedevano le ristrettezze e ogni tanto l’aiutavano. La provvidenza di Dio si manifestò attraverso la solidarietà di anime buone e sensibili. Insomma Nuccia visse una povertà decorosa.

Proprio perché conosceva la povertà Nuccia fece a Radio Maria vari messaggi rivolti ai poveri. Della povertà Nuccia aveva idee ben chiare. I veri poveri sono coloro che vivono lontani da Dio e soffrono nella loro dignità. Fece un elenco molto lucido delle nuove povertà. “Molte creature, nostre sorelle e fratelli, soffrono sotto il peso della miseria, mentre altri, pur avendo tutte le possibilità per sfamare e nutrire, con molta indifferenza vivono una vita comoda, senza accorgersi di chi soffre. Ma non solo questi sono i poveri; sono poveri tutti coloro che hanno fame e sete della Parola di Dio: molti cristiani si chiudono nella loro fede e non la testimoniano, non l’annunciano agli altri! Sono poveri gli anziani soli, i molti ammalati abbandonati, i barboni, i bambini maltrattati, usati, violentati, tutti coloro che sono senza casa, senza assistenza, senza un sorriso, senza una carezza… Gesù si è fatto povero, ha lavato i piedi ai suoi discepoli, per farci capire che non era venuto per essere servito, ma per servire, e s’identifica con tutti i poveri del mondo che soffrono, si identifica con gli ultimi… Siate, quindi, disponibili, solidali, condividete, amate, donate speranza; non fate passare questo tempo invano, ma siate generosi verso tutti, specialmente verso gli ultimi, i più abbandonati. Imitate Gesù e nel prossimo ritroverete il volto di Gesù. Amate, amate con cuore generoso e gratuito: è sull’amore che saremo tutti giudicati, sull’amore che abbiamo saputo donare agli altri” (Messaggio: Il Signore dice….



Rivolgendosi al povero, Nuccia lo invita: “Non perdere mai la speranza. Il Signore è vicino a chi soffre, a chi ha il cuore ferito, a chi è solo, dimenticato, a chi non ha voce, a chi è tribolato, a chi è umile, a chi è povero”. (dal messaggio: Beati gli ultimi).

Non perdere mai la speranza, ecco il cuore del messaggio agli ultimi. La povertà di Nuccia era, come per tutte le altre virtù, anch’essa partecipazione al mistero di Cristo che si fece povero per i poveri. Ad essi Nuccia sempre si rivolse per condurli a quella dignità che loro competeva come figli di Dio. Un'attenzione particolare la rivolse ai carcerati.



Dice la cugina Ida Chiefari sulla povertà di Nuccia:
"Nella nostra famiglia siamo stati educati ad accontentarci del necessario. Nuccia, quando la sua famiglia versava in difficoltà economiche, confidava nella Provvidenza che si esprimeva con la solidarietà di tante persone buone e sensibili. C’erano due bimbi piccoli da crescere, Gabriele e Cristina, figli di Anna. Essi, assieme alla madre, erano andati a vivere a casa della nonna, mia mamma. Vivevano tutti insieme in una casa vecchia con gli infissi rotti e tra fili elettrici pendenti. Il vento e il freddo entravano da tutte le parti. Quando pioveva la casa si allagava, essendo il tetto fatto di sole tegole. Ricordo che c’erano bacinelle sparse per tutta la casa per raccogliere l’acqua che veniva giù a catenelle. Nuccia non si scoraggiava e diceva: “Anche Gesù era povero, addirittura Lui nacque in una grotta al freddo e al gelo”.
C’era tanta povertà e d’inverno c’era tanto freddo. Una piccola stufa elettrica dava un po’ di tepore. In quella casa, dove c’era pulizia, pochi mobili e tutto era lindo e ordinato, si respirava tanto calore umano e tanto amore. Nuccia con la sua presenza viva, rassicurante, dava luce, calore, tranquillità e pace. Tutti avvertivano questa aria buona. Il superfluo non apparteneva a quella casa. Nuccia aveva acquisito una visione cristiana della vita e delle cose, benediceva e ringraziava il Signore per quel poco, che per lei era tanto. “Ho un casa, il cibo quotidiano, - diceva - molti non possiedono nemmeno queste cose”. Pregava per tutti coloro che vivevano nella miseria, per i disoccupati, per gli immigrati, per i barboni…. E proprio perché conosceva la povertà, si immedesimava e si identificava con gli ultimi. “Gesù si è fatto povero, venne per servire - pensava - anch’io, come posso, devo servire i fratelli”. Si rivolgeva ai poveri di spirito che "hanno fame e sete di Dio, della sua Parola che salva, guarisce e libera". Poi si indirizzava ai senza tetto, che dormono nei tuguri, nelle stazioni ferroviarie e negli scantinati, ai disoccupati, ai carcerati, agli alcolizzati, agli emarginati sociali, a coloro che vivono crisi familiari, spesso vittime di problemi personali.

“Noi cristiani - diceva - non possiamo ignorarli, dobbiamo collaborare con tutti perché il male sia vinto. L’uomo può essere salvato, recuperato. I semi della speranza devono essere sparsi dalle mani di tutti noi, in qualsiasi ambiente ci troviamo. Sempre c’è qualcuno che attende anche solo un sorriso, una parola buona di incoraggiamento e di speranza!” .